52) Wundt. Studio del linguaggio dal punto di vista filosofico .
Secondo Wilhelm Wundt    probabile che i gesti mimici e
pantomimici siano stati alla base dei gesti fonetici, come ancora
si pu osservare nel bambino. Egli distingue poi fra imitazioni
fonetiche e di significato.
W. Wundt, Invito alli amatori della filosofia (pagina 241).

Lo sviluppo primitivo di un linguaggio fonetico non pu essere
pensato altrimenti che sull'analogia del linguaggio naturale di
gesti; l'unica differenza  questa che la facolt uditiva aggiunge
ai gesti mimici e pantomimici come terza forma i gesti fonetici, i
quali necessariamente hanno tosto su quelli la prevalenza, perch
non solo essi sono pi facilmente osservati, ma si prestano anche
a un numero incomparabilmente maggiore di modificazioni. Ma se i
gesti mimici e pantomimici possono essere interpretati solo merc
la diretta relazione che in essi esiste, tra la natura dei
movimenti e il loro significato, una siffatta relazione deve
egualmente presupporsi anche per i primitivi gesti fonetici. Oltre
a ci, non  inverosimile che dapprima questi gesti fonetici
fossero soccorsi da concomitanti gesti mimici e pantomimici, avuto
riguardo all'estrinsecazione naturale di tali gesti, che
generalmente si osserva nell'uomo selvaggio, come pure all'ufficio
che loro spetta nel bambino quando impara a parlare. E quando lo
sviluppo del linguaggio fonetico si pu con ogni probabilit
considerare quale un processo di differenziazione, nel quale, da
un gran numero di movimenti espressivi diversi, soccorrentisi a
vicenda, a poco a poco deriva i1 gesto fonetico; e questo si
conserva, e solo quando si  sufficientemente fissato, elimina
tutti quegli altri espedienti. Psicologicamente, questo processo
pu scomporsi in una successione di due atti, a) in movimenti
espressivi prodotti da tutti i membri di una comunit sotto la
forma di atti di volere impulsivi, tra questi movimenti quelli
degli organi della favella acquistano il predominio sugli altri
sotto l'influenza del desiderio di comunicare; b) nelle
associazioni tra il suono e la rappresentazione, le quali si
annettono a questi movimenti, a poco a poco si consolidano, e nel
tempo stesso si allargano dal loro iniziale centro d'origine al
maggior cerchio della comunit parlante.
Nell'origine del linguaggio entrano, poi, in campo ulteriori
condizioni fisiche e psichiche, che producono continue e
permanenti modificazioni nei componenti. Due specie di tali
modificazioni si possono distinguere: mutazioni fonetiche e
mutazioni di significato.
P. Brondi, Il problema del linguaggio nel pensiero contemporaneo,
G. D'Anna, Messina-Firenze, 1979, pagine 147-148.
